Luoghi

L’Accademia

The American Academy in Rome site
Photo: Alex MacLean, FAAR'04
Entrance of the McKim, Mead & White Building
The Cryptoporticus
Studio
Photo by Jonathan Wallen
View from the Roof of the McKim, Mead & White building
Photo: Richard Barnes, FAAR'06
Dining Room
Photo by Margaret Monteith
Setting a Dining Table
Photo by Margaret Monteith
Casa Rustica
Apartment Living Room
Photo by Annie Schlechter
Dining Room
The McKim, Mead & White Building
Setting Up for Lunch in the Cortile
The Norton-Van Buren Seminar Room
The Cortile During the 400th Anniversary of Galileo Event
Chiaraviglio
Photo by Richard Barnes, FAAR'06
The Academy Bar
The McKim, Mead & White Building, also known as The Academy Building
The Paul Manship Fountain in the Cortile
Piano in Casa Rustica
The Mercedes T. and Sid R. Bass Garden
Photo: Jonathan Wallen
Study
Photo by Annie Schlechter
Lunch in the Dining Room
Artist Studio
Photo by Margaret Monteith
Casa Rustica
The McKim, Mead & White Building
Photo: Robert Reck
The Mercedes T. and Sid R. Bass Fountain
Detail of the Cryptoporticus
The McKim, Mead & White Building
Photo: Jonathan Wallen
View of Rome from Villa Aurelia
Foyer of the McKim, Mead, and White Building
Studio Skylights
Photo: Jonathan Wallen
Apartment Kitchen
Photo by Annie Schlechter
Aerial View of the Janiculum
Photo: Alex MacLean, FAAR'04

L'Accademia

L’American Academy in Rome è una delle principali istituzioni americane all’estero per lo studio e per la ricerca avanza nelle arti e nelle discipline umanistiche. È un luogo in cui eventi straordinari hanno permesso a talenti creativi di incontrarsi in circostanze inaspettate.

Yehudi Wyner, vincitore nel 1953 del Rome Prize in composizione musicale, racconta: «l’esperienza italiana – che un tempo durava tre anni – è stata tra quelle di più profonda e duratura influenza della mia vita in termini di approccio all’esistenza». Descrive una festa che aveva avuto luogo a Villa Aurelia nella primavera del 1954: «ero solo un ragazzo ed ero abbagliato. In particolare, mi ricordo di aver visto Poulenc stravaccato su una sedia con la testa tra le mani che sembrava una farfalla appena schiacciata, e credetti che si vergognasse di trovarsi alla presenza di Stravinskij. Non volevo perdere questa possibilità, così mi feci coraggio per andarmi a presentare al grande maestro. Mi avvicinai a lui e dissi qualcosa di sciocco a proposito di quanto mi sentissi onorato nel conoscerlo. Appoggiai le mani su entrabe le braccia di Stravinskij e lui tese letteralmente i muscoli per mostrarmi quanto era forte. Subito dopo fui presentato a Salvador Dalì. I suoi baffi erano resi rigidi con la cera, e la loro punta era a un centimetro dalla pupilla dei suoi occhi. Pensai che si sarebbe accecato se solo avesse spalancato un sorriso».

L’esperienza irripetibile di Yehudi Wyner nel 1954 è un’istantanea della vita all’Accademia Americana in quello splendore che è Roma.

Anche se la vita all’Accademia è cambiata negli anni man mano che tecnologia e globalizzazione hanno alterato la nostra prospettiva, l’ispirazione monumentale di Roma non si è modificata. È stata e rimarrà sempre un elemento essenziale nello sviluppo degli artisti e degli studiosi che vengono all’Accademia.

Gjertrud Schnackenberg, borsista nel 1984, ha significativamente osservato: «per qualsiasi artista di qualsiasi paese, arrivare a Roma significa arrivare, almeno, alla misura, al calibro della piena abilità artistica, dell’artigianato sublime, delle meravigliose imprese dell’ingegneria, della visione e dell’invenzione. Inevitabilmente, Roma impone all’artista di esprimersi e ad affermare con forza la propria vocazione più intima e travolgente, che è quella di creare immagini degne di essere aggiunte a quella frazione di tempo che a Roma è nota come aeternitas». Ma oggi l’Accademia Americana, mentre contempla la Città eterna dall’alto della sua sede sul Gianicolo, è una comunità dinamica collegata a quanto avviene nell’ambito delle arti e degli studi in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Oggi, con i suoi edifici restaurati meticolosamente e con i suoi giardini e i suoi spazi all’aperto mantenuti con ogni cura, quasi un promemoria di tutto ciò che era ed è Roma, l’Accademia è una comunità di artisti e studiosi che rivolge la sua opera e il suo pensiero verso il futuro, godendo della luce offerta dalla storia senza che questa rappresenti un freno; una moderna comunità intellettuale dedicata a preservare il suo passato, collegandolo allo stesso tempo alle esigenze e alla sensibilità della società contemporanea.

Il legame tra passato e presente è evidente ovunque, a partire dalla Villa Aurelia, che è il nostro edificio più antico. Durante il restauro della Villa, ogni singolo pezzo della pavimentazione è stato numerato e rimosso, ogni singolo elemento architettonico conservato e restaurato per permettere l’installazione della strumentazione digitale più moderna necessaria ad un centro conferenze completamente interattivo. Villa Aurelia è stata brillantemente riportata alla sua eleganza originale, dissimulando i più aggiornati ritrovati tecnologici con la quieta perfezione di un glorioso passato.

Il rapporto all’Accademia tra la vita di oggi e quella del passato è poi evidente nella storica Casa Rustica. Questo piccolo edificio sorge nei giardini dell’Accademia sul sito di un casino costruito alla fine del XVI secolo dal cardinale Innocenzo Malvasia. In questo luogo, la sera del 14 aprile 1611, gli Accademici dei Lincei organizzarono un banchetto in onore di Galileo Galilei, che puntò la sua nuova invenzione verso il cielo, descrivendo ai suoi ospiti le meraviglie del cielo notturno visibili con il primo cannocchiale. Oggi la Casa Rustica ci ricorda in maniera nitida quanto avvenne lì quella sera del 1611. All’interno, appese al muro, si trovano le carte dettagliate della NASA che mostrano la volta celeste così come si presentava il 14 aprile 1611, a verifica delle descrizioni di Galileo. L’area circostante è occupata dai giardini dell’Accademia intitolati a Mercedes T. e a Sid R. Bass, dove artisti e studiosi vengono a rilassarsi o a studiare e meditare sotto un filare di olivi o all’ombra dei pini romani – passato e presente uniti per sempre.

L’Accademia ebbe i suoi inizi come iniziativa spinta dallo spirito di collaborazione tra singoli nel 1893 quando, all’esposizione universale di Chicago, un piccolo gruppo composto dagli architetti Charles Follen McKim e Daniel Burnham, dai pittori John LaFarge e Francis Millet e dagli scultori Augustus Saint-Gaudens e Daniel Chester French decisero di creare un centro per studiare l’arte nel cuore della tradizione classica dell’antica Roma.

Scelsero Roma come sede dell’Accademia perché, come affermarono, «con i suoi monumenti architettonici, le sue sculture, i suoi affreschi, le sue gallerie ricolme di capolavori di ogni epoca, nessun’altra città offre un simile campo per gli studi o un’atmosfera così piena di modelli del passato».

Nel 1894 McKim creò l’American School of Architecture in Rome. Non solo coinvolse artisti ed architetti ma anche i grandi geni finanziari del suo tempo: J.P. Morgan, John D. Rockefeller, Jr. e Henry Clay Frick, che contribuirono tutti all’impresa di McKim. L’anno successivo, l’Archaeological Institute of America fondò l’American School of Classical Studies in Rome e, nel 1911, le due istituzioni divennero quella che oggi è l’American Academy in Rome.

I tempi sono forse cambiati dagli inizi dell’Accademia, ma lo spirito di cooperazione che concepì qualcosa come l’American Academy in Rome continua fino ad oggi e rimane parte integrante della missione dell’Accademia. Nel corso degli anni, mentre i centri per l’arte e la cultura si sono spostati da città a città, da paese a paese, accompagnandosi a svariati movimenti e scuole di pensiero, la continua attrazione esercitata da Roma e il contributo dell’Accademia alle arti e alle discipline umanistiche attraverso le sue borse di studio Rome Prize sono rimasti costanti.

Grazie alle sue borse di studio Rome Prize, l’Accademia sostiene fino a trenta tra artisti e studiosi che vivono e lavorano in un’atmosfera che stimola e genera la collaborazione e la realizzazione individuale. Ogni anno, giurie formate da esperti in architettura, architettura del paesaggio, arte visiva, composizione musicale, conservazione e restauro dei beni storico-artistici, design e letteratura selezionano il gruppo degli artisti, mentre giurie di specialisti negli studi classici, medievali, del Rinascimento e della prima età moderna e di studi italiani moderni scelgono gli studiosi.

Oltre ai vincitori del Rome Prize, la comunità dell’Accademia comprende anche gli artisti e gli studiosi residenti, i vincitori di borse di studio promosse in collaborazione con altri istituti, altri artisti e studiosi ospiti e, nel mese di giugno, i partecipanti dei programmi estivi. Il ristretto gruppo degli artisti e studiosi residenti, formato da personalità che vantano carriere prestigiose nelle discipline dei Rome Prize, è invitato direttamente dal direttore perché possa far parte della comunità dell’Accademia per alcune settimane o mesi.

I membri della comunità vivono a stretto contatto, e l’atmosfera semplice lascia spazio ai prolungati momenti di quiete necessari per lo studio e il raccoglimento creativo. I pasti, preparati dal Rome Sustainable Food Project, si svolgono nella sala da pranzo durante i mesi più freddi e in cortile all’aria aperta quando il tempo si fa più mite: contribuiscono a creare un clima comunitario e animato che aggiunge valore all’intera esperienza della vita in Accademia e spesso offrono lo spunto per impreviste idee di collaborazione che hanno lasciato il segno nel mondo delle arti e delle lettere.

I giovani artisti e studiosi che giungono all’Accademia hanno spesso trovato ispirazione da quei residenti che hanno già raggiunto un certo riconoscimento nelle loro professioni, quasi dei mentori in una comunità che dà forma al processo creativo e che induce inesorabilmente a varcare i limiti delle arti e delle lettere.

Da oltre un secolo l’Accademia persegue con coerenza la sua missione, con devozione incrollabile e con immenso orgoglio per i contributi che i suoi borsisti Rome Prize, operando nei loro campi e discipline, hanno saputo offrire alla storia dell’arte e degli studi umanistici.