L’American Academy in Rome piange la scomparsa di Nona Faustine, vincitrice del Rome Prize 2024–25 per le arti visive, venuta a mancare il 20 marzo. Fotografa e artista visiva molto apprezzata, Faustine era nata e cresciuta a Brooklyn, ed era riconosciuta per il suo lavoro poetico e incisivo sul retaggio della storia, della questione razziale e della memoria nel paesaggio americano.
Faustine ha ricevuto il Rome Prize lo scorso anno ed è arrivata all’Accademia in settembre, accompagnata da sua figlia Queen. Fin dal primo giorno ha abbracciato Roma con spirito aperto, ammirazione e conquell’intelligenza visiva acuta che ha sempre caratterizzato la sua pratica. Parlava spesso di quanto fosse significativo vivere questa esperienzae l’Accademia—con Queen al suo fianco.
Durante i tre mesi trascorsi all’Accademia, Nona si è immersa nelle trame architettoniche e storiche di Roma. Il suo lavoro ha esplorato i linguaggi visivi dei monumenti e dell’impero, riformulandoli attraverso una lente insieme personale e politica. Ha condiviso i pasti con gli altri borsisti e residenti, partecipando generosamente alle conversazioni, ed è stata tra gli artisti in mostra nella collettiva autunnale dell’Accademia, Artists Making Books: Pages of Refuge. La sua presenza in Accademia era intensa—lucida, calorosa e profondamente radicata.
Dopo il rientro negli Stati Uniti, Nona è rimasta legata all’Accademia. Anche se non ha potuto tornare a Roma, ha lasciato istruzioni dettagliate su come allestire il suo studio in occasione degli Open Studios e ci ha scritto del profondo orgoglio per quanto era riuscita a realizzare. “Questo è stato un dono straordinario per me, per la mia famiglia e per mia figlia, Queen Ming.”
Faustine si era diplomata alla School of Visual Arts e aveva conseguito un MFA presso l’International Center of Photography del Bard College. Le sue opere sono state esposte in numerose sedi, tra cui il Brooklyn Museum, l’African American Museum di Philadelphia e la Harvard University. Le sue serie White Shoes e Mitochondria rielaborano la tradizione fotografica attraverso una prospettiva femminista nera, affrontando i luoghi storici della schiavitù e della maternità con uno sguardo diretto, profondo e autorevole.
In uno dei suoi ultimi messaggi all’Accademia, Nona scriveva: “Ogni volta che tornavo all’Accademia era come dire, ‘Oh, è un po’ come essere a casa.’ L’Accademia mi ha aperto un mondo completamente nuovo.” Chiese che, ogni volta che si fosse pronunciato il suo nome, lo si facesse così: “Nona Faustine, borsista dell’American Academy in Rome.”
Così faremo. Celebriamo la sua vita, la sua arte e il suo posto duraturo in questa istituzione e nei nostri cuori.